lunedì 20 agosto 2018
Se i filosofi fossero nati a Napoli ... oggi: Talete e la nascita della filosofia
"Jesce mmo mmo a rinde all'aqua, ca staje facenno 'o musso viola" Poverina Concetteide, madre di Talete. Proprio non riusciva a capire la fissa che suo figlio aveva per l'acqua. E in realtà non l'avrebbe mai capita del tutto.
Nato a Ghiannes a Teduccio, aveva trascorso gran parte dell'infanzia sulla spiaggia e nel mare lì adiacente, noto come Lidon Mappatellouzos. Poteva restare così tanto tempo immerso nell'acqua, ad osservarla e a farsi lambire dalle onde, che persino le triglie cominciavano a guardarlo con disappunto. E puntualmente sua madre doveva uscire di casa per ricordargli che era ora di pranzo, del bagnetto e quant'altro perché altrimenti sarebbe rimasto lì imbambolato fino a confondersi con le buste dell'MD.
A pranzo era una tragedia!!! L'acqua a tavola veniva messa solo dopo il secondo primo, perché altrimenti passava tutto il tempo a bere, si riempiva lo stomaco e non mangiava niente. Concetteide non era tanto preoccupata della salute del piccolo quanto di tutto quel ben di Zeus che andava sprecato. D'altronde ogni suo pranzo era composto da otto portate che in confronto il Castello delle Cerimonie era un esponente della nouvelle cuisine.
Talete però aveva un cervello abnorme, un ammasso di sinapsi operative 24 h al giorno, in barba a tutte le norme sindacali. Mentre era intento a svolgere la nobile arte "do struscio a Via Foria" sentì un ragazzo urlare al telefono con la fidanzata che lo stava in quel preciso istante lasciando. Furono le sue parole ad illuminarlo:<<Pecchè ... mo' vuo dicere 'o pecché?>>. Quel che pareva l'incipit perfetta di un hit neomelodica, illuminò il suo cervello, accecando la vista dei suoi poveri neuroni pechinesi, abituati all'oscuro delle stanze del loro lavoro.
Perché? Già ... perché? Si tratta del quesito massimo, il motore della mente umana, il fuoco di tutto il sapere. Certo ... ma quale sapere? A quel tempo infatti i suoi compaesani risolvevano ogni dubbio con lo stesso gesto: sfogliando la Bibbia. Ad ogni domanda la risposta era sempre la stessa: Dio. E mentre rimuginava su ciò, per la sua testa frullò questo dilemma: se l'Altissimo non esistesse, dove dovremmo trovare le risposte?
Da lì alla seconda illuminazione il passo fu breve. Se fingiamo che Dio non esiste e che dunque non abbiamo nessuna risposta, cosa accade? Le soluzioni dobbiamo trovarle da soli, senza far affidamento a nessuna soluzione pre impostata, già data. Non abbiamo certezze e queste dobbiamo trovarle noi e non solo. Si dovrà trovarle qui sulla Terra e non al di fuori di essa. Bisogna cioè che una cosa per essere vera deve essere mostrata e dimostrata qui davanti a me.
La mente umana comincerebbe a lavorare sul serio e non troverebbe comode risposte in un libro ma amare verità, difficili da reperire. In quel preciso istante Talete diede alla luce la Filosofia e con se tutto lo Scibile, tutto il sapere umano. Perché quel modello da lui progettato, da quel giorno, sarebbe stato applicato su tutto e avrebbe portato con se alla realizzazione di ogni ramo della conoscenza e della tecnica umana.
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L'incomunicabilità nell'originale corto di debutto del giovane regista Michele Saulle
Il cinema continua ad affascinare i giovani. Rappresenta una forma d'arte ancora fresca su cui si possono sperimentare tante nuove soluzioni espressive. Non è un caso che i corsi del DAMS siano sempre pieni di promettenti studenti, ricchi di fantasia e buona volontà.
Fra questi c'è il regista Michele Saulle che sta portando in giro, ottenendo grossi consensi, il suo primo cortometraggio ossia "Amarsi è capirsi" sceneggiato da Matteo Capozucca, autore anche del soggetto. Lo abbiamo intervistato e sono emersi tanti spunti interessanti.
1) Nel tuo cortometraggio "Amarsi è capirsi" il linguaggio ha un ruolo centrale. Perché è così importante oggi parlarne? Nella nostra società la comunicazione è in crisi?
Credo sia necessario parlare di linguaggio, sopratutto in questo millennio, con l’entrata dei social network e dei new media nelle nostre vite. Quello che faccio in Accademia, assieme ai miei colleghi del DAMS è lo studio del linguaggio. Ci troviamo spesso d’accordo sul fatto che il problema delle nuove generazioni è l’incomunicabilità, sicuramente influenzata sempre più massiccio dei social network nelle nostre vite. C’è spesso quel desiderio di avere quello che l’altro mostra sul proprio profilo Instagram, si tende sempre a seguire quello che l’altro ha, perché si cerca la sicurezza negli altri.
Purtroppo noto spesso che la nostra generazione è tormentata da insicurezze e da paure nei confronti delle relazioni esterne. Su internet possiamo sostenere quello che pensiamo attribuendo la responsabilità ad un semplice nickname; nella realtà non funziona così. Ecco che diventa più difficile manifestare la propria identità con il mondo esterno. Quello che bisognerebbe fare è invece avere il coraggio di sperimentare, credere nel fallimento e non avere paura delle conseguenze.
Eppure non saprei dire effettivamente se nella nostra società la comunicazione è in crisi; questo perché è sempre in continua mutazione. Alessandro Manzoni diceva ‘ai posteri l’ardua sentenza’: sarà possibile in seguito capire se questo tipo di comunicazione gioverà o meno la collettività. La cosa importante da tenere in considerazione è la conoscenza e la consapevolezza nell'utilizzo dei social, del sapere quello che si vuole dire e di poter riconoscerne i rischi.
2) Con quale espediente nel tuo primo film mostri questo bisogno di sperimentare senza aver paura del fallimento? Il protagonista ha paura di agire?
Con Matteo Capozucca, autore di 'Amarsi è Capirsi', abbiamo cercato di non rendere il personaggio debole e indifeso nei confronti dell'incomunicabilità. Nonostante lui si renda conto di non riuscire a comunicare quello che davvero vuole esprimere se non con stupidi scioglilingua, comunque continua a lottare per manifestare i suoi pensieri, anche se questi non vengono compresi dagli altri. Riccardo, il protagonista, avrà comunque un momento di crisi profonda in quanto non riuscendo a comunicare col mondo esterno si sentirà incompreso e quindi incompleto.
Abbiamo scelto di raccontare questa storia con un tono abbastanza leggero, ma sopratutto il momento di fallimento del protagonista è raccontato come fosse una parodia, un video che solitamente possiamo trovare su YouTube per farsi due risate; il punto centrale su cui ci siamo voluti soffermare non è appunto il momento in cui Riccardo detiene tutte le speranze e si arrende con l'intero mondo, ma al contrario, abbiamo cercato di dare un tono più 'serioso' all'ultima scena, quando Riccardo dice alla ragazza della festa 'Ti amo', esternando quindi quello che davvero sente. Per Riccardo è una grande vittoria, nonostante la ragazza non lo ascoltasse perché dormiva.
3) Quindi un argomento forte trasportato con toni molto leggeri? Ad oggi pensi sia questa la soluzione migliore per far riflettere il pubblico?
Credo sia uno dei 'metodi' più incisivi per trasmettere un messaggio al pubblico. L’intenzione è comunque stata quella di far divertire e rasserenare lo spettatore, ma allo stesso tempo di far riflettere. La commedia funziona proprio per questo motivo, aiuta a comunicare importanti messaggi attraverso la leggerezza. Tutto è nato da una traccia avuta in accademia dalla docente di dizione Sabrina Dodaro che prevedeva la realizzazione di un corto partendo da scioglilingua divertenti. Di conseguenza abbiamo pensato che anche il corto dovesse avere la stessa leggerezza.
4) Dove avete proiettato il corto? Come è stato accolto? La critica come ha recepito il tuo stile?
Il corto è stato innanzitutto proiettato all'open class di dizione della docente Sabrina Dodaro, presso la nostra accademia Link Campus University, a Roma. Qualche giorno dopo è stato pubblicato su YouTube e grazie a questo, recentemente siamo stati invitati dall'associazione Just Imagine a far parte della terza edizione di Arena Rogadeo a Bitonto. Qui è stato proiettato 'Amarsi è Capirsi' ed è stato interessante discutere sulle tematiche del corto, assieme all'autore Matteo Capozucca e ad alcuni degli attori che hanno partecipato al progetto. Siamo stati intervistati dal giornalista e direttore del “da Bitonto” Mario Sicolo e grazie all'intervento della psicologa Lucia Elia è stato possibile addentrarsi sempre più sul concetto intrinseco di incomunicabilità nelle nuove generazioni. Il corto ha ricevuto parecchi apprezzamenti positivi e sono stati apprezzati diversi aspetti che non credevamo riuscissimo a comunicare.
5) Progetti futuri?
Per quanto riguarda i progetti futuri, ho intenzione di proseguire con il mio percorso di studi in DAMS e COMUNICAZIONE presso la Link Campus University. Ci sono in cantiere nuovi progetti che abbiamo intenzione di realizzare; uno tra tutti è 'STENDHAL', una web-series realizzata con Luca Siragusa, autore del progetto, nonché regista. Sono a lavoro per la realizzazione di nuovi video musicali con artisti emergenti di Roma. Domani uscirà 'Wonderland', un videoclip musicale del rapper Broma e sto lavorando ad un nuovo progetto con Pheelow.
martedì 14 agosto 2018
Storia della parola napoletana: chiaveca
Torniamo con la nostra rubrica sull'origine delle parole
napoletane. Oggi indaghiamo il termine chiavica. Innanzitutto cosa vuol dire?
Si tratta della cloaca, del posto dove confluiscono tutti i liquidi di rifiuto.
Espressione con cui si indica anche una brutta, bruttissima persona, un
individuo cioè poco raccomandabile per le sue velleità etiche.
"Nun te ha fa' cu chillo: è 'na chiavica!"
"Non avere nulla a che fare con quella persona, è una
"chiavica".
Questa parola non va assolutamente confusa con la fogna di
città. Quella viene indicata come "saitella".
Dunque qual è l'origine della parola chiavica? Partiamo
innanzitutto dal greco antico "klydon" ovvero "onda". Da
questa parola è derivato il verbo "klyzo" ossia purificare ma anche
lavare. Il passaggio dal greco al latino ha trasformato questa parola in
"cloo" o "cluo" da cui è derivata la parola latina
"cluaca" ossia cloaca. A sua volta da questa parola è derivata
l'espressione sempre latina "clavica" e da qui poi il napoletano ha
preso la sua "chiavica".
Per quanto dunque si parli spesso delle dominazioni francesi
ed inglesi possiamo dire che comunque agli antichi greci e all'Impero Romano
dobbiamo tanto dal punto di vista linguistico e non solo.
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lunedì 13 agosto 2018
L'appello delle guide turistiche nazionali al Governo Italiano
Sul web sta girando un importante appello che le guide turistiche nazionali hanno rivolto al nostro Governo. Ho deciso di riportarlo! Ecco dunque la loro denuncia:
È vergognoso che in un paese ricco di cultura come il nostro il Turismo sia stato inserito nel Ministero delle politiche agrarie; così come la proposta che le guide abilitate debbano essere ancora oggi localizzate in una sola regione, quando la laurea in materia porta allo studio della storia e della storia dell'arte d'Italia.
Inoltre non si può ledere la capacità di un individuo di poter conoscere e studiare più territori; questo crea un'unità culturale che è sinonimo di un'Italia unita.
Invece di guardare cose più gravi si vuole tornare indietro. Nel caso del patentino di guida turistica nazionale come oggi è previsto dalla legge, si continua a pensare di ritornare indietro rendendolo solo regionale, tenendo presente che il concorso è aperto ancora anche ai diplomati ed ai laureati in altre materie.
Se ho un gruppo che con me visita più luoghi nella mia regione, nonostante le mie competenze e la laurea, non potrei portarlo in un'altra città in Italia, oppure se fanno una mostra in un'altra città non della mia regione su un autore che ho studiato e conosco da sempre, non ho il diritto di fare la visita guidata, perché non è nella mia regione d'appartenenza.
Tutto ciò è assurdo.
È un folto gruppo di guide regionali (e questa dicitura e figura non esiste perché sono anche loro nazionali) che con la scusa di combattere l'abusivismo attacca colleghi nazionali o colleghi che lavorano in Campania che hanno dovuto prendere l'abilitazione in un'altra regione; perché nella nostra il concorso viene fatto ogni 10 anni, quando in realtà è previsto ogni 2 anni.
Il post è per far conoscere la verità a tutti, visto che la verità viene presentata in maniera distorta.
Speriamo che le autorità competenti accolgano queste parole!
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Far riemergere le creature interiori con la poesia: l'opera di Morena Oro
Tra le recenti pubblicazioni c'è stata una silloge poetica che mi ha colpito molto. L'autrice Morena Oro si presenta come una poetessa performer ed è per questa ragione che ho deciso di intervistarla. Mi sono infatti reso subito conto che c'era tanto materiale su cui lavorare. Da questa chiacchierata è nato un confronto davvero interessante!
1) Ti definisci una poetessa performer. Che cosa intendi? In cosa differisci dunque dall'idea tradizionale di poetessa?
La performance è una dimensione in cui porto la poetica per renderla tridimensionale, direi addirittura alchemica. Per me non esiste una reale separazione fra la parola, l'immagine e il corpo. Solo nella performance i versi possono riunire tutti i mondi.
2) In questo modo ogni poeta può portare a galla la sua mitologia interiore, processo con cui è nato il tuo ultimo libro "Il sospiro di Mesdusa"? Come spieghi questo processo? Chi sono le tue creature mitologiche interiori e come e hai scoperte?
La mitologia interiore appartiene a tutti, non solo ai poeti. Chiunque ha un Olimpo privato. Iniziamo a costruirlo da piccoli, posizioniamo in una graduatoria i nostri dei, i nostri eroi, i nostri demoni ... e con loro viviamo in relazione più o meno cosciente tutta la vita.
Il Sospiro di Medusa mi è stato chiesto da Medusa una delle presenze nel mio Olimpo. La sua figura ha fatto capolino anche nelle raccolte precedenti. I miei libri sono tutti collegati fra loro per questo prenderne uno separatamente riduce di molto lo spettro percettivo del Tutto che inseguo.
Le creature interiori ci parlano di continuo e più entriamo in contatto reale con noi stessi più siamo capaci di identificarle con precisione e capire che aspetto della nostra personalità rappresentano. Un po' come può accadere con gli archetipi ... a me piace avere i miei archetipi privati, personali!
3) Come definiresti questo Tutto che insegui?
Una sorta di viaggio del folle. Hai presente il matto dei tarocchi? La vita è un viaggio iniziatico!
Alla fine renderci conto che c'è un invisibile vasto e sorprendente almeno quanto il visibile credo sia una buona meta di cammino. Per me l'invisibile è anche la nostra dimensione immaginale, tutto il nostro mondo interiore che ci chiede di essere espresso.
Ci chiede di vivere anche sul piano materico e per questo i miei miti diventano personaggi nelle performance. C'è la donna errante, la donna pagliaccio, la sirena, l'eretica, la bambola, Medusa, Melancholia, Lilith, Argenta e tanti altri verranno in futuro.
4) Queste entità hanno delle caratteristiche specifiche ed individuali? Come vengono alla luce? Come ti parlano? Pratichi ipnosi, meditazione o altro?
No, non arrivano con pratiche medianiche!! Sono visioni che simbolicamente esprimono parti di me che oltrepassano la parola. Laddove il verso è costretto a fermarsi perché la parola ha dei limiti, arriva il simbolo, il personaggio è una sorta di segno universale dove tutti possono riconoscersi, trovare uno specchio di se stessi
Chi assiste alle performance alla fine viene sempre a dirmi quale dei personaggi che porto in scena li ha colpiti di più, perché ognuno sente una familiarità, un'attrazione particolare per uno di essi. Ognuno di loro racconta qualcosa in termini universali, quello che fa anche la Poesia. In questa maniera Poesia diventa Dea che si materializza ... si fa vedere!
5) Parlami di Medusa. Lei cosa racconta?
Di Medusa ho voluto dare una lettura personale del mito discostandomi molto dall'interpretazione che ne hanno dato studiosi di mitologia e filosofia. Alfred Jarry scrive: Io chiamo mostro ogni bellezza inesauribile.Il tema del mostruoso è a me molto caro. Tutti i miei personaggi se andiamo a vedere hanno un che di sinistro e inquietante perché per mia natura tendo a ricavarli dalla zona d'ombra dove enigmi e false credenze hanno messo maligne radici.
Io voglio redimere, anche se non ne ha bisogno, agli occhi del mondo, Medusa. Voglio mettere in luce il malinteso di cui è vittima. Medusa era una delle tre Gorgoni, l'unica ad essere mortale, e l'unica ad essere bellissima e seducente. Gli uomini erano irretiti dal suo fascino! Poseidone impazzì per lei, la rapì trasformandosi in aquila di mare e la portò sull'isola dove c'era il tempio di Atena
Li abusò di lei. Atena si infuriò per l'affronto ma non se la prese con Poseidone, lo stupratore!
Si vendicò su Medusa trasformandola in un orrido mostro con capelli di serpenti e uno sguardo pietrificante, e la confinò in una grotta.
6) Altra tua opera è "Autopsia del mio demone". Cosa è fuoriuscito da essa?
Autopsia è un libro che trova il suo complemento in quello successivo, Memorie dell'acqua. Rappresentano una sorta di yin e yang, perdizione e resurrezione, l'oscillazione di un pendolo da un'estremità all'altra. Accade talvolta nella vita che interviene qualcosa a spezzarci di netto e può anche essere una cosa meravigliosa che come Medusa diventa terribile.
E si finisce in una sorta di inferno. Lì l'unica salvezza è sezionare i tuoi demoni, conoscerli così a fondo da trasformarli in tuoi alleati di salvezza. Autopsia è nata cosi. Memorie dell'acqua sancisce il vissuto necessario per fare alleanza con questi demoni. Non li uccidi, smetti di trattarli da nemici e accetti quello che vogliono insegnarti.
Ovviamente quando parlo di demoni non faccio riferimento all'iconografia cristiana, creature maligne
ma parlo di daimon greco o meglio ancora nell'accezione che ne fornisce James Hillman. Sono la nostra essenza originaria, che viene al mondo con noi, la famosa ghianda di Hillman. C'è la portiamo nel nostro inconscio. Farla fruttificare è un lavoro difficile, doloroso, spesso impossibile. I miei lettori devono per forza diventare sommozzatori in oscuri abissi.
Chi non può sostenere questo punto di partenza troverà molto disagevole seguirmi nel viaggio poetico che perseguo che è un continuo raffronto fra il terribile e il sublime.
Mario Praz ha scritto un libro straordinario sulla letteratura di questo tipo, La morte, la carne e il diavolo.
venerdì 10 agosto 2018
Tv ed ermetismo nelle opere di Simone di Matteo
La letteratura contemporanea doveva prima o poi fare i conti col mondo della televisione. Tra questi due universi ci sono stati più volte, già in passato, dei contatti, ora pacifici ed ora tumultuosi. Ed anche se c'è chi è convinto che l'uno rappresenta la distruzione dell'altro, c'è chi invece con le sue opere ha avuto modo di dimostrare l'esatto opposto.
Simone di Matteo potreste riconoscerlo facilmente. Si tratta della persona che ha affiancato Tina Cipollari in quel di Pechino Express. Questo talentuoso scrittore si occupa anche di giornalismo ed editoria, avendo fondato una sua casa editrice. Nei suoi libri si incrociano alla perfezione l'irriverenza e la leggerezza di certi programmi televisivi con la profondità e la ricercatezza richiesta dal mondo della scrittura. Ecco dunque l'intervista che ha rilasciato per Il Condominio.
1) Come definiresti il tuo stile?
Molte volte il mio è uno stile irriverente, ti basterebbe leggere la mia rubrica settimanale sulla rivista M Social Magazine oppure il mio ultimo libro L’irriverente – Cose di questo o qualche altro mondo, altre invece, e in queste ritrovo la parte migliore della mia produzione letteraria, affondo le radici nell’ermetismo perseguendo così l'ideale di una “poesia pura”, libera da ogni finalità. Viviamo in un mondo poco comprensibile, per nulla chiaro. Sono un moderno poeta dai versi astratti, nonostante non mi piaccia essere definito tale. La mia è una penna quasi impenetrabile, spesso di non facile interpretazione, di ripiegamento interiore, che non è altro se non il riflesso di ciò che sono, dei miei stati d’animo e delle mie emozioni, espressi attraverso un linguaggio raffinato ed evocativo, pregno di allusioni alla realtà.
2) Hai scritto un'opera ironica su Tina Cipollari, primo capitolo di una trilogia sul mondo della tv. Perché consideri questo personaggio televisivo così importante? Cosa ti colpisce di lei?
No Maria, io esco! racconta i punti di vista di un personaggio televisivo, sulla propria vita e sulle proprie esperienze (televisive), di quella che non è solo la vamp-pop più amata dagli italiani, ma anche, e soprattutto, la mia più cara amica. Io e Tina ci compensiamo. È una donna molto forte, carismatica e determinata, e quello che non fa in cent’anni lo fa in un’ora!!! È vera, non sottostà a schemi o copioni, un po’ come me, e forse è per questo motivo che funzioniamo molto bene nella vita e nel lavoro. Mi colpisce la sua lealtà, il suo modo unico di essere autentica, la sua innata ironia e la semplicità con cui riesce a reinventarsi. È una grande intrattenitrice e una grande donna capace di mettersi in gioco non dimenticando mai chi è, cosa sogna e cosa vuole!
3) Hai dedicato un'intera opera alle diverse sfumature interiori dell'amore. Pensi che di questo sentimento non si sia detto ancora abbastanza? L'amore è cambiato in questi ultimi tempi o l'uomo lo ha vissuto sempre allo stesso modo?
L’amore dietro ogni cosa, da poco anche a teatro per la regia di Guido Del Vento, è un inno all’amore, un viaggio tra i suoi sentieri e il tempo della libertà, perché amare è soprattutto libertà, senza cui non avrebbe alcun senso vivere. Ormai mi sembra siamo abituati a sentir parlare solo di violenza, e meno spesso purtroppo sentiamo parlare d’amore. Il mio è un invito: torniamo a parlarne, a scrivere sull’amore, a leggerlo, a viverlo, a sognare. Un libro che riflette per riflettere, e per questo l’ho scritto, un po’ per dovere, perché le parole d’amore creano impegno e perché l’amore si nutre di parole per nascere e mantenersi vivo. Credo fortemente che d’amore non se ne parla mai abbastanza.
4) Hai fondato una casa editrice di successo. Pensi che ad oggi convenga di più autoprodursi? L'editoria come si rapporta agli scrittori emergenti?
Ho fondato la Diamond Editrice nel 2010. Il mio è un progetto nato per combattere una guerra non violenta contro l’editoria a pagamento e si adopera per scoprire e proporre nuovi testi, nuovi talenti letterari. Vantiamo numerose collaborazioni, dal mondo dell’editoria a quello dello spettacolo e del sociale. Tutti i volumi delle edizioni Diamond vengono progettati, editati e stampati, senza onere alcuno per gli autori. Il contributo dato dai nostri lettori permette e aiuta un’editoria pulita ad andare avanti, in un mondo dove a pagamento vengono spacciati per libri anche gli elenchi del telefono!!!
5) Quanto ti ha aiutato la tv ad affermarti?
Mi ritengo un personaggio da dietro le quinte sebbene io sia stato più volte prestato alla tv. Sono arrivato al grande pubblico attraverso la quinta edizione del reality Pechino Express. Quando mi è stato offerto di partecipare fu proprio Tina a chiedermelo. Inizialmente ero titubante, ma poi ho accettato la sfida, ed ora eccomi qua, pronto a tutto. La tv ti aiuta ma ti costringe anche a cucirti addosso una pelle che non è propriamente la tua. Con il tempo capisci cosa davvero è importante. L’essere se stessi in ogni occasione è la miglior arma per affrontare i nostri successi o gli insuccessi che riusciamo a collezionare nel corso della nostra breve seppur intensa vita.
6) Consigli per gli scrittori esordienti?
Un tempo consigliavo di leggere, leggere, leggere e leggere, all’infinito, come la voce del verbo. Oggi più di ieri non mi sento pronto a suggerire nulla di diverso. Aggiungerei forse una continua ricerca su quelle che sono le nuove forme di scrittura e ricorderei loro che si scrive per gli altri e non per noi stessi.
mercoledì 8 agosto 2018
La scoperta della paternità nei fumetti di Dado's stuff
In questi ultimi tempi sono emerse delle simpaticissime vignette su Facebook. Tra queste mi ha colpito molto una striscia avente per protagonista la Marina Militare. La storia ruota intorno alla questione migratoria. Tuttavia quest'autore deve la sua recente notorietà ad altre vignette, quelle ossia incentrate sul tema paternità. Con grande ironia spiega cosa significhi l'ingresso di un bambino in una vita di coppia.
Il fumettista in questione è noto come Dado's Stuff. Questa è l'intervista che ha rilasciato per Il Condominio.
1) Mi ha colpito molto la tua striscia a tematica "immigrazione". Come è nata? Chi sono i destinatari? Cosa hai voluto rappresentare?
L'idea è nata soprattutto da una mia esigenza di esprimere la mia posizione in questa storia, mettere sul piatto le cose giuste, difendere la parte umana, e nel contempo cercare di far ragionare più di qualcuno schierato dall'altro lato. Ho riflettuto molto su come fare, perché non è facile ragionare con determinate persone e non volevo che il mio fumetto fosse "etichettato" come "il solito radical-chic di sinistra". Perché non volevo parlare di politica in realtà, volevo parlare di quello che è giusto, universalmente parlando. Quindi, ho pensato che l'umorismo, l'ironia, e perché no, il black-humor, mi avrebbe potuto aiutare ad arrivare a più persone possibili.
2) Il fumetto è quindi un importante strumento di comunicazione? Quali altri temi hai intenzione di sviluppare?
Penso che il fumetto sia uno dei tanti strumenti di comunicazione e che sia efficace solo in base all'utilizzo che se ne fa. Io non voglio fare del fumetto un mezzo satirico o di "resistenza", non è il mio obbiettivo principale e non l'ho mai voluto. Mi sono sempre limitato a usare il fumetto come mezzo per raccontare storie, per far ridere o commuovere le persone, spesso inserendo anche tematiche sociali importanti o frammenti di vita ed esperienze personali. Non mi programmo a lungo termine quello che voglio raccontare, semplicemente quando ne ho voglia e bisogno, lo faccio.
3) A tal proposito stai creando una serie di vignette sul mondo della paternità, ironizzando sulle conseguenze dell'arrivo di un bebe nella vita di una giovane coppia. Da dove nasce quest'idea? È un argomento che ti affascina e ti diverte?
Beh, è un argomento che mi colpisce direttamente, essendo io padre da poco più di un anno e mezzo. Le strisce che posto non sono altro che degli stralci di vita vissuta, momenti realmente accaduti che hanno poi generato delle idee e delle "drammatizzazioni". Diciamo che tra la vita vera e quella delle striscia, c'è un buon 50 e 50. In ogni caso, con il tempo, mi sono accorto che la vita con un bimbo è troppo assurda e divertente per non essere raccontata.
4) Cosa ti ha sorpreso di questa tua nuova vita? A cosa non eri preparato? Cosa invece ti diverte?
Penso sia impossibile essere preparati a un figlio. Ti travolge come un treno. La vita cambia totalmente, prima si è abituati a gestirsi tempi e spazi autonomamente ma, quando arriva, decide lui ogni aspetto della vita dei genitori, quando si dorme, quando si mangia, quando si va al bagno ecc. Anche la vita di coppia è messa a dura prova, questi ritmi frenetici, le poche ore di sonno, i pianti incessanti, creano in entrambi i genitori un fattore di stress incredibile e spesso si rischia di perdere lucidità. Insomma, nessuno ti può preparare a questa cosa.
Ovviamente ci sono talmente tanti fattori positivi che avrei difficoltà a elencarli tutti, il semplice fatto di stringere tra le braccia tuo figlio appena nato è qualcosa di incredibile e che vale un miliardo di volte tutte le pene subite e che subiremo noi genitori.
Poi, come dicevo, sono papà solo da un anno e mezzo ... ho appena cominciato questa avventura.
5) In Italia il fumetto sta ottenendo sempre più attenzioni o rimane ancora un prodotto di nicchia?
Negli ultimi anni il fumetto sta vivendo un buon momento, una bella crescita che ci fa tutti ben sperare. Fino a poco tempo fa era difficile trovare dei fumetti al di fuori delle edicole o delle fumetterie, ad esempio in libreria, invece ora tutte le librerie hanno dedicato loro un reparto apposito. In generale, c'è molta più produzione "interna" di fumetti rispetto al passato e, anche grazie al web, sono usciti fuori molti autori italiani che vendono migliaia e migliaia di copie, anche all'estero. Questo non può che determinare una crescita del settore.
6) Progetti futuri?
Sono in fase di conclusione con "Maschera Gialla", la serie che porto avanti ormai da 4 anni con Shockdom e che si concluderà tra 3 capitoli, poi sto lavorando ora a un fumetto autoconclusivo per la casa editrice Tatailab, mentre porto avanti dei progetti paralleli anche in collaborazione con Sio, come ad esempio "Dragor Boh" e che andranno avanti ancora per un bel po' in edicola e che poi saranno raccolti in edizioni da libreria.
Invece non so ancora come evolverà la storia delle strisce sulla paternità ma è mia intenzione trasportarle sulla carta stampata, vedremo.
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